Roger Ballen, The Rome Ballen Times

 15 1,000

[:it]A cura di Marco Delogu, Flavio Scollo

Edizione in forma di quotidiano
Progetto grafico di Leonardo Magrelli

12 pagine; 48x32cm
9 fotografie in bianco e nero[:en]Curated by Marco Delogu, Flavio Scollo

Newspaper edition
Graphic design by Leonardo Magrelli

12 pages; 48x32cm
9 black and white photographs[:]

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Descrizione

[:it]Roger Ballen, statunitense di nascita, ha trascorso gli ultimi trentacinque anni della sua vita a fotografare le periferie di Johannesburg, entrando in contatto profondo con quel mondo estremamente sommerso e distaccato dalla vita comune, composta dagli *shanties* (le baracche di lamiera) ed i suoi abitanti, spesso additati come “freaks”. L’incontro con questo mondo ha condizionato profondamente la sua estetica fino a diventarne icona e da questo incontro nasce una dimensione ancora più oscura, composta da ombre e su cui aleggiano fantasmi di un passato indefinibile.

Per entrare a Roma Ballen ha costruito una sua baracca, che congiunge la sua storia a quella delle periferie romane oggetto di indagini visive del neorealismo, sino a pier paolo pasolini che proprio accanto a una serie di baracche venne trovato morto nella notte tra il primo e il 2 aprile del 1975 .

La baracca è per Ballen il modo di entrare a Roma, violentemente con la sua estetica. Dipinge sui muri con gessi e carboncini i disegni che tante volte ha visto negli shanties sud-africani e mette in atto un palcoscenico teatrale, di cui lui ne è regista e artefice. Su questo palcoscenico lo spettacolo è diviso in tre atti: Nel primo atto la casa prende vita, viene popolata dai suoi personaggi e dalle loro interazioni. Roger ne orchestra ogni elemento, predispone gli oggetti nell’ambiente e nulla è veramente lasciato al caso sebbene tutto possa apparire superficialmente confuso. Il secondo atto è riservato alle sue fotografie, intrise di quel mondo di ombre che Ballen conosce a memoria, lo disassembla e lo ricompone. Il terzo ed ultimo atto è invece il palcoscenico stesso che si offre ai visitatori. La baracca, come in una fotografia tridimensionale ferma in un tempo immobile, invita i visitatori ad affacciarsi e ad entrarvi in contatto.

Roger conclude: “In fin dei conti è un luogo della mente archetipica che contiene sia Roma che Johannesburg. Dunque non è, per me, necessario conoscere la storia di Roma per occupare, in una maniera o un’altra, questo spazio.”[:en]Roger Ballen was born in America but has spent the last 35 years of his life photographing the outskirts of Johannesburg, coming into close contact with that hidden world so detached from everyday life – the *shanty towns* and their inhabitants, often labelled as ‘freaks’. His encounter with this world profoundly conditioned his aesthetic to the point where it became the icon of his work. And from this a darker dimension was born, incorporating shadows and lingering ghosts from an undefined past. To enter Rome, Ballen built his own hut, which connects his own story to that of the outskirts of Rome, the focus of neorealist visual investigations. Pier Paolo Pasolini was even found dead next to a series of huts on the night of the 1st of April 1975.

The hut was Ballen’s way of violently entering Rome with his aesthetic. He uses chalk and charcoal to adorn the walls with designs he has seen so many times in South Africa’s shanty towns and creates a stage for which he is creator and director. The show on this stage is divided into three acts: in the first, the house comes to life, populated by the characters and their interactions. Roger orchestrates every element, arranging the objects around the space – nothing is left to chance although it may appear confused on the surface. The second act is reserved for his photographs, imbued with that world of shadows that Ballen knows inside out and is able to disassemble and recompose. The third and final act is the stage itself. As though it were a three-dimensional photo stuck in an immobile time, the hut invites visitors to approach and connect.

Roger concludes: “At the end of the day, it is a place in the archetypal consciousness that contains both Rome and Johannesburg. Therefore, as far as I am concerned, you do not need to know the history of Rome in order to occupy this space in one way or another.”[:]

Informazioni aggiuntive

Available options

Unsigned, Signed, With original drawings

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