Marco Delogu, Ritratti Romani

 200

Testo di Lidia Storoni Mazzolani
9 pg.; 9 fotografie; 20×25 cm
Edizione di 40
Hahnemühle FineArt paper
2012

 

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Description

testo di Lidia Storoni Mazzolani

Stuoli innumerevoli di turisti percorrono gelide gallerie,

senza uno sguardo per i marmi disposti ai lati, se non sono segnalati da un asterisco su la guida. Si vuol vedere (si deve dire di aver visto) la Gioconda, l’Apollo del Belvedere, la Ronda di Notte; non si ha tempo per soffermarsi a guardare i volti di esseri umani che furono vivi in anni tanto lontani. Eppure, quei volti hanno tratti somatici somiglianti a quelli che si notavano ancora a Roma pochi anni fa; con l’immigrazione, con gli scambi frequenti vanno scomparendo. Ci pongono l’interrogativo che sempre suggerisce il passato; che cosa aveva in comune con noi l’uomo di tanti secoli fa? Il costume, i gusti, i valori, l’alimentazione, il vestire, i gesti quotidiani non sono più gli stessi; ma non mutano nei millenni l’arroganza, l’inquietudine, l’insicurezza, lo sgomento di fronte al mistero della vita e della morte.

Il ritratto romano è coerente al naturalismo ellenistico, si puo far risalire alla tradizione etrusca o forse all’impietoso verismo delle maschere di cera che si ricavavano dal viso dei defunti, per conservarne i tratti nell’atrio della casa; risponde all’istanza – fondamentale nell’animo umano – di affermare se stessi e durare: sentimenti nati insieme all’iscrizione funeraria, che del defunto registra le cariche, gli anni, i mesi, i giorni, persino le ore dell’esistenza, insieme alla biografia, quando nelle classi alte, e poi anche tra gli umili, si ebbe coscienza della propria identità.

L’arte romana è narrativa, appaga la curiosita più che la sensibilita estetica; quando non possiede l’immagine veritiera di un uomo celebre, la inventa: ecco un Omero, un Epicuro, un Cicerone, se non esattamente come erano, almena con fisionomie probabili.

Oggi la tecnica soccorre lo spirito. La macchina fotografica di Marco Delogu sembra dotata di intuito psicologico; ha osservato con pazienza esseri scomparsi da millenni, le loro lievi deformità, la malinconia, il sentimento della morte imminente; questi imaginary portraits sono tracciati con tecnica sorprendente, ma soprattutto con pietà umana.

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