Ieri è stata inaugurata alle Scuderie del Quirinale la mostra dedicata all’artista messicana Frida Kahlo.

Il lavoro e la vita di Frida Kahlo sono stati al centro del lavoro fotografico di un’altra grande artista e sua connazionale: Graciela Iturbide. La Iturbide ha pubblicato con noi “El bano de Frida”. Nel 2005 infatti, per la prima volta dopo 51 anni dalla morte di Frida Kahlo, è stato riaperto il bagno di ‘Casa Azul’, abitazione privata della pittrice. In questa occasione Graciela Iturbide ha compiuto un ‘viaggio’ nel privato dell’artista messicana e, in una settimana di permanenza, ha raccolto con la sua macchina fotografica ‘testimoni’ fondamentali del suo percorso umano e artistico: medicine, protesi, corpetti e corsetti, grembiuli ospedalieri e animali impagliati, il ritratto di Stalin e la sua borsa dell’acqua calda. Spesso sporchi di colore, questi oggetti testimoniano l’impossibilità, da parte di Frida, di separare vita privata e vita artistica, dolore fisico e sollievo creativo, fusione simboleggiata dal bagno, luogo fondamentale dove iniziava le sue giornate e dove tornava spesso ambientandovi più di un’opera (famoso il suo autoritratto nella vasca).

Una prima parte del lavoro di Graciela Iturbide, una versione a colori e con un taglio maggiormente documentaristico, è stata proposta alla National Gallery of Art di Washington. 

Il lavoro presentato in questo libro è invece il frutto di un secondo ‘colloquio’ tra le due donne messicane, avvenuto nel 2006; incontro in cui la fotografa ha cercato di entrare in intimo contatto con la pittrice, confrontandosi con il suo mito e la sua identità: un percorso fatto da 12 fotografie in bianco e nero che si conclude con l’autoritratto che Iturbide realizza riproponendo la posizione adottata da Frida in una celebre opera.

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