Sardegna: L’Allegoria del Limite e il Gesto dell’Addio

L’Umanità Ritrovata: Il Viaggio in Sardegna di Punctum a Spazio Sette

“In questa occasione, Punctum Press desidera ricordare con affetto Flavio Scollo, autore fotografo curatore e collaboratore prezioso, prematuramente scomparso. Il suo sguardo e la sua dedizione restano impressi nelle pagine e nei progetti che abbiamo avuto l’onore di condividere con lui.”

Si è tenuto presso la Libreria Spaziosette di Roma un dialogo intenso tra Marco Delogu, editore di Punctum Press, e il critico Giuseppe Garrera. Al centro dell’incontro, il volume Viaggio in Sardegna, un progetto nato sotto l’egida di AR/S – Arte Condivisa (Fondazione di Sardegna).

L’incontro ha evidenziato una Sardegna lontana dai mari cristallini della pubblicità, rivelando invece un’isola di “pietre, carceri e silenzi”. Mentre Delogu ha ripercorso la genesi logistica delle commissioni e l’esperienza formativa di The Photo Solstice, Garrera ha offerto una chiave di lettura filosofica: la fotografia come rifugio dell’umanità contro la nausea delle immagini mondane.

È la nostalgia incredibile, che nasce dal momento in cui l’attraversi, ne attraversi le forme, i cieli, le nuvole, i ruderi. Io penso al povero Sandro Penna, negli ultimi anni della sua vita chiuso nella sua stanza al buio, proprio per difendersi dallo splendore della vita. Una delle cose più terribili che si impara a Roma è che la difficoltà non è salvarsi dalla bruttezza o dall’infelicità della vita, ma dal suo splendore.

Giuseppe Garrera citando Sandro Penna

Viaggio in Sardegna, l’opera corale nata sotto l’egida di AR/S – Arte Condivisa e della Fondazione di Sardegna, è uno di questi. Non è un’indagine geografica, né una cronaca di viaggio; è, piuttosto, un’archeologia del gesto fotografico applicata a un’isola che sfugge alla propria rappresentazione mondana.

La Sottrazione come Gesto

Il dialogo ha tracciato i contorni di una fotografia che nasce da un atto di resistenza. In un’epoca saturata dalla “lingua del mondo” — quella pubblicitaria che trasforma ogni luogo in un ordine di consumo — il gesto di Punctum è una fuga.

Memoria e Allegoria

I luoghi scelti — le carceri dell’Asinara, le Domus de Janas, i bunker — sono “limitari”: soglie verso un altrove. Citando Giorgio Agamben, Garrera suggerisce che esistano solo pochi luoghi dove l’umanità può ancora riconoscersi: il museo, la prigione, il sepolcro.

Intorno al min [34:00]
Sempre per me, in questi viaggi in Sardegna, se facciamo l’elenco che abbiamo visto, abbiamo: fotografie del carcere dell’Asinara, fotografie di altri carceri, case cantoniere, dolmen. Ah, le case delle fate, le Domus, sono tombe preistoriche. Sono… e poi sono state fotografate mai all’interno, ma solo all’ingresso. In realtà hanno una funzione molto forte, quella di segnare l’ingresso verso l’altrove. Sono dei limitari, sono dei limiti, degli ingressi per qualcosa di altro. Dunque, foto di luoghi che possiamo elencare abbastanza in maniera semplice, anche un po’ drammatica: carceri (mi piace molto la foto di case cantoniere), tutte le case delle bambole, o meglio delle fate o delle streghe come vengono chiamate, ma in realtà sono tombe, tombe preistoriche. Poi cippi, dolmen. Ognuna del… ognuno dei fotografi ha fatto qualcosa, o ha tremato, o ha sparato una luce forte. E dunque mi sono chiesto: che cosa sto vedendo? Allora, c’è una frase che purtroppo mi torna sempre più frequentemente in mente in questo periodo, è una frase di Giorgio Agamben che si trova nel suo libro Autoritratto nello studio. Agamben dice qualcosa che quando lo lessi tanti anni fa, quando uscì il libro, trovai incomprensibile, o quasi incomprensibile. Dice:

“Mi ritrovo in questo tempo, in questa storia, in questo sangue, in queste macerie, in queste ingiustizie dell’oggi, del momento, a comprendere che ci sono solo tre luoghi che desidero e in cui vorrei rifugiarmi. E sono: il museo, la prigione e il manicomio”.

Sguardi d’Autore

Olivo Barbieri sfida l’arcaico con colori provocatori; Pino Musi applica un rigore metafisico alle architetture del Sulcis; Paolo Ventura ridipinge lo scatto tra finzione e documento; Guy Tillim cerca le tracce di un’umanità errante.

Curato da Marco Delogu e sostenuto dalla lungimiranza della Ars/Fondazione di Sardegna, il progetto si compie nella sua forma fisica: un volume dalla devozione tipografica assoluta. Non è un oggetto innocuo. È un libro duro, contemplativo, che invita a un esercizio di sguardo lento.
Come il poeta Sandro Penna che si chiudeva al buio per difendersi dallo splendore della vita, così queste fotografie ci proteggono dalla banalità dello sguardo contemporaneo, restituendoci una Sardegna che è, prima di tutto, uno stato dell’anima.

Libri e Autori citati:

Viaggio in Sardegna (Antologia)
Asinara (M. Delogu / E. Albinati)
Hallucinations (Tim Davis)
Cagliari (G. Tillim / M. Murgia)
O. Barbieri, P. Musi, P. Ventura.


Ascolta il Dialogo: