Guy Tillim, Cagliari

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61 pg; 21 color photos; ita/eng
volume a fisarmonica
copertina rigida 20,5×17 cm
ISBN: 978-88-95410-65-4

Pubblicato nel 2018

Curato da Marco Delogu

Testi di Francesco Abate, Marco Delogu, Michela Murgia

Disponibile

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Descrizione

“Il progetto “Cagliari” ci conduce in un viaggio verso una sospensione che in qualche modo racconta la stessa condizione attraversata da individui e gruppi di individui che per le ragioni più diverse, in innumerevoli momenti della propria evoluzione, si sono ritrovati a intraprendere un cammino al quale affidare la propria sopravvivenza. E in questa dimensione, è come se ci invitasse a sospendere noi stessi e il nostro giudizio, per osservare il tema con libertà e a occhio nudo”.
Antonello Cabras, Presidente della Fondazione Sardegna

Casteddu. Ognuno cammina per la sua strada, per vie e piazze che sono già state di molti, forse di tutti.
«Siamo l’Atene sarda!» Dice mio zio Marco, titolare di una bella stamperia a Nuoro, guardando divertito e strafottente suo fratello Pippo (mio nonno) che con altrettanta sfrontatezza, dopo una piccola pausa, gli risponde: «E noi siamo Babilonia!»”
Francesco Abate, scrittore

“Tillim prosegue sul sentiero di un racconto contemporaneo della popolazione, dove assistiamo a scene di vita quotidiana di una città capace di accogliere. […] La centralità di questo lavoro non è quella di andare a trovare le singole comunità di immigrati o di residenti. Piuttosto le stratifica, le mescola come naturalmente avviene nelle strade: da una prima fotografia dove compaiono solo migranti, le fotografie si riempiono successivamente di una popolazione sempre più difficile da definire e la città viva è ora composta senza soluzione di continuità da migranti, cagliaritani e semplici turisti.”
Marco Delogu, curatore

Istranzu è un termine bivalente in sardo. Vuol dire ospite, ma anche straniero. Non però una cosa o l’altra: […] ogni straniero resta ospite e ogni ospite permane estraneo. Per chi la pronuncia, quella parola comporta un’attitudine che spesso sfiora l’appropriazione dell’altro e si intesta la sua libertà: rifiutare quella specifica tipologia di accoglienza – istranzadùra – non sarebbe possibile senza offendere chi la offre. Tanta attenzione può lusingare però solo gli ingenui; onora, ma determina in chi la riceve anche una irredimibile condizione di extra familiarità, […] radicalmente fuori dalla normalità di vita di chi lo accoglie.”
Michela Murgia, scrittrice

 

 

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