Cristina Delogu, Ci sarà ancora il mare?

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112 pp.; ita.
copertina con bandelle 15×20 cm
ISBN 978-88-95410-15-9

Anno di pubblicazione 2008

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Descrizione

È una scrittura sobria e elegante quella di “Ci sarà ancora il mare?” con un ritmo veloce e scorrevole. Così come sono sobri i personaggi dei tre racconti, costretti a cercare nel passato la chiave del loro futuro. Come Alberto che si trova a vivere un’inaspettata avventura nella sua terra di origine che lo porterà a scardinare tutti i suoi punti fermi. E Maria che riscopre sua madre invertendo i ruoli di madre e di figlia grazie a un nuovo linguaggio prelinguistico, quasi onirico. E Irma che per la prima volta a ottantadue anni sa quello che vuole e riesce a rimediare alla sua vita passata cambiando in modo sorprendente il futuro di figli e nipoti. Personaggi autentici che ci sembra quasi di conoscere o meglio che ci piacerebbe conoscere.

Cristina Delogu è nata a Roma da genitori sardi. Dopo la laurea in piscolinguistica, ha cominciato a lavorare in un centro di ricerca di telecomunicazioni, dove studia nuovi modi di interazione con le tecnologie multimediali. “Ci sarà ancora il mare?” è la sua prima raccolta di racconti.

E Alberto sognò il mare. Era molto agitato con onde grandi che superavano il molo e cominciavano a salire verso le montagne con un suono sordo, un rombo, più basso di quello del vento, fino a arrivare nella valle sotto le montagne e subito placarsi e diventare lago, un lago enorme color del mare.
Pecore

Cominciava a provare una forte curiosità per quello strano essere che le stava così vicino e che un giorno era stato sua madre. Per la quale invece allora non aveva mai provato alcun interesse. Mai si era chiesta cosa pensasse davvero o se fosse felice. Ma adesso improvvisamente qualcosa era cambiato. Adesso voleva conoscerla con tutto il suo cuore. Voleva capire chi era la creatura rimpicciolita che si trovava accanto e che rapporto avesse con l’essere austero e sconosciuto che era stato sua madre.
Madre

Mi piace tanto governare le galline. Quando arrivo al campo mi vengono tutte intorno e mi fanno le feste, sono sicura che mi riconoscono, anche se Tullio diceva che ero matta, che sono solo galline non cani. Poi però mi tocca ammazzarle lo stesso e allora mi dimentico le loro feste e penso che sono solo galline. Che poi non sono neanche tanto sfortunate, tutta la vita a razzolare senza preoccupazioni.
Il diario di Irma

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