Mark Cohen
Italian Riviera

a cura di Francesco Zanot
Mark Cohen aderisce ai principi fondamentali della street photography. Utilizza un’attrezzatura di piccolo formato ed elegge il tessuto urbano come suo unico campo d’azione. Ciò nonostante non frequenta grandi metropoli, bensì riprende le proprie immagini quasi esclusivamente all’interno di piccoli centri e soprattutto nella sua Wilkes-Barre, sobborgo minerario della Pennsylvania dove è nato ed è sempre vissuto. Nella serie che realizza lungo la Riviera ligure di Levante durante il suo soggiorno a Rapallo, viene replicata questa costante: la scala dei luoghi in cui si muove il fotografo americano rimane sostanzialmente invariata, e con essa il suo atteggiamento. Al contrario dei colleghi impegnati per le vie di New York, Parigi o Londra, Cohen infatti non si può nascondere tra la folla e rimane sempre visibile. L’operazione fotografica diventa per lui una vera e propria attività performativa, fatta di appostamenti, agilità e un rapido incontro/scontro con i propri soggetti al momento dello scatto […] L’estetica e il contenuto delle immagini dell’autore americano rimangono sostanzialmente invariati sulla costa della Liguria così come a pochi passi dalla propria casa. Dovunque si trovi, Cohen mantiene lo stesso metodo e rimane sensibile ad analoghe suggestioni. Il suo lavoro presuppone una forte progettualità. Sebbene, si è detto, conservi nella sua pratica l’istintività dello street photographer, questa agisce nei limiti di uno schema che corrisponde alla sua idea del mondo e della fotografia. Al di là del genius loci (la geografia, ancorché riconoscibile e tipica, risulta un accidente nel complesso della sua produzione) e del momento decisivo, in Italia come altrove Cohen fotografa per raccontare se stesso.
Mark Cohen nasce a Wilkes-Barre,in Pennsylvani a, nel 1943. Viene selezionato da Nathan Lyons per partecipare alla sua prima importante mostra collettiva, “Vision and Expression”, organizzata presso l’International Museum of Photography at George Eastman House di Rochester nel 1969. Quattro anni più tardi una personale al Museum of Modern Art di New York porta il suo lavoro all’attenzione del grande pubblico, e successivamente le sue opere vengono esposte dalle più importanti istituzioni americane, fra cui la Light Gallery, Castelli Graphics e il Whitney Museum of American Art a New York, la Corcoran Gallery of Art di Washington, D.C. e l’Art Institute di Chicago. Nel 1975 William Jenkins, curatore alla George Eastman House, gli commissiona una serie di immagini a colori con il contributo della Kodak Company nell’ambito di un programma di sperimentazione. Nel 1978 John Szarkowski lo invita a partecipare alla fondamentale esposizione “Mirrors and Windows. American Photography since 1960. Grim Street” (powerHouse Books, 2005) è il titolo della sua prima monografia, seguita due anni dopo da “True Color” (powerHouse Books, 2007). Professore aggiunto presso la Princeton University ed altri atenei americani, riceve due Guggenheim Fellowship (1971 e 1976) e un NEA Photographer’s Fellowship (1975).









